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Il ruolo del denaro
di Pierluigi Paoletti

Nelle economie elementari si usava il baratto: io producevo grano e avevo bisogno di formaggio, non facevo altro che scambiare un po’ del mio grano con un po’ di formaggio e così via. Metodo efficace, ma quando si doveva scambiare cavalli o mucche allora la cosa diventava un poco scomoda senza contare che molte delle merci erano facilmente deperibili non essendo stato ancora inventato il frigorifero. Per questo si cercò qualcosa di più leggero che rappresentasse il valore di quella merce. Fu allora che cominciarono a circolare tra le persone conchiglie e altre cose strane che rappresentavano quelle merci. Per evitare che qualcuno facesse “il furbetto” si cercò un materiale che non fosse disponibile a tutti e che non fosse facilmente reperibile. Fu l’avvento di oro, argento bronzo ecc., metalli con i quali vennero coniate monete che venivano utilizzate per gli scambi. La moneta quindi si può dire che sia il metro del valore delle merci prodotte. Nelle società un poco più economicamente avanzate ci si rese conto che si poteva emettere moneta, oltre che per le merci già prodotte, anche per le merci che si sarebbero prodotte in futuro in modo da poter trovare le risorse per poter effettuare gli investimenti necessari ai miglioramenti produttivi e quindi accellerare il benessere della comunità. È un po’ quello che succede in borsa dove il prezzo di un’azione riflette le aspettative di crescita futura di una azienda. Se poi le previsioni non si avverano allora il prezzo dell’azione cala e così succede anche all’emissione di denaro che viene diminuita in maniera commisurata all’effettiva produzione e così via.
Possiamo allora dire che il denaro riflette il valore delle merci prodotte, ma anche il valore delle merci che si potranno produrre in un futuro prossimo (sei mesi, un anno o più).È ovvio che questo disequilibrio si riflette sui prezzi che aumentano e determinano quella che gli economisti chiamano una sana inflazione.

Fino adesso è tutto chiaro? In questo ragionamento il lavoro di ognuno contribuisce all’arricchimento della comunità, compreso quello delle casalinghe che accudiscono le famiglie e possiamo dire che anche i bambini contribuiscono al mantenimento futuro e magari all’accrescimento della ricchezza comune, così come gli anziani che con la loro esperienza hanno contribuito e tanto ancora possono dare alla comunità. Ognuno quindi, per il solo fatto di esistere, è portatore di ricchezza e una comunità dovrebbe essere fiera di mettere nelle condizioni migliori ciascuno dei suoi componenti affinché ognuno possa dare il suo contributo al benessere comune accreditandogli quello che da molti viene chiamato reddito di cittadinanza. Nella realtà odierna questo non accade anzi gli anziani (dopo i 45 anni!!!) sono prima emarginati dal lavoro, se non ci credete provate a trovare un posto ad uno-a che ha 45 anni, e poi, passati i 60 anni, si spera che muoiano prima possibile perché è solo un costo per la collettività. Ma più o meno accade la stessa cosa alle casalinghe che sono considerate poco più che mantenute. Ed i figli? Un costo pesante per le difficili casse familiari. Insomma in questa società si è “buoni” solo da 18 a 45 anni. Siamo diventati come la grappa: si scarta la prima e l’ultima distillazione per bere solo la parte migliore, la parte centrale. Qualcosa ovviamente non va, se ne accorgono tutti, troppe tasse, troppi debiti? O un sistema da rifare…
Il denaro emesso dovrebbe riflettere le merci prodotte o quelle che verranno prodotte a breve e quindi è un’attività in tutti i casi: nel primo caso è ovvio, io produco e la moneta emessa riflette solo questa produzione, ma anche nel secondo è ovvio perché in questo caso è la comunità che si indebita con se stessa ovvero si anticipa solo quel denaro che gli consente di fare investimenti. Nel nostro sistema invece sia il primo che il secondo caso diventano, magicamente, un debito della collettività nei confronti delle banche centrali visto che per ogni moneta emessa la comunità contrae un debito con interessi, senza contare quelli che ognuno di noi contrae personalmente con le banche commerciali per comprare casa, un macchinario ecc. Quindi invece di essere accreditati di tanto denaro quanta è la ricchezza prodotta o che verrà prodotta, ci viene addebitato tutto questo. Per dirla con un detto popolare, “tra averli e non averli è il doppio” ed infatti con questo sistema ci viene sottratto il 200% oltre gli interessi: il 100% per quello che non ci viene dato e il 100% per quello che ci viene addebitato. È facile capire che con questo sistema il solo fatto di esistere è un debito che sta diventando insostenibile ai più. È come se in un campionato di calcio si partisse da meno 50 punti: anche se vinco tutte le partite dalla prima all’ultima quando lo vinco questo campionato? Mai! Altro che calcio truccato, questa è una truffa bella e buona. In questo panorama ed in attesa che questo malaffare venga rimosso, si inseriscono le monete complementari che nascono con la funzione di arricchire il territorio dove circolano, ma anche qui è necessario fare molta attenzione.

La vera moneta è quella che è svincolata il più possibile dalla moneta ufficiale (quella che, tanto per capirci, per averla bisogna contrarre un debito), se per emetterla ho necessità di costituire una riserva in moneta della banca centrale per un pari importo, non si fa altro che “sostituire” momentaneamente la valuta ufficiale con un coupon valido solo in un territorio limitato. In questo caso il valore apportato risulta essere solo quello della circolazione territorialmente circoscritta che permette alla ricchezza di rimanere in quel territorio, niente di più. Lodevole, per carità, ma non sposta gli equilibri ed il debito la fa ancora da padrone. La vera moneta complementare – ma la possiamo chiamare tranquillamente francobollo, medaglione, buono sconto – è quella che immette valore nella comunità e non porta dietro di sé il pesante fardello del debito, è una ventata di ossigeno, una trasfusione di sangue sano. Poiché la moneta è solo una convenzione, perché non fare un gioco con una moneta nuova, anche complementare, dove cerchiamo di ricostruire la fiducia nel futuro, nei rapporti, nel prossimo, nella vita? Pensate poi alla parola DENARO. Se la scomponiamo possiamo creare una nuova parola: DONARE che poi non è altro che la vera essenza della moneta senza il debito. Meditate gente Meditate!

fonte www.centrofondi.it


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