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Pochi, immagino, sono consapevoli delle future conseguenze per l’intero paese dell’invecchiamento della sua popolazione.
L’Italia è il paese al mondo con il più alto numero di persone anziane rapportate al totale della popolazione ed al tempo stesso è il paese in cui la speranza di vita è la più elevata in assoluto.
Se lo chiamavano Bel Paese, ci doveva pure essere un motivo!
In Italia si vive molto, la vita media  è particolarmente longeva grazie ad un tenore alimentare che ci invidia tutto il mondo ed un inquinamento ambientale ancora di basso impatto (se si escludono aree a forte industrializzazione soprattutto in Nord Italia).
Circa un quarto della popolazione ha un’età superiore ai 60 anni, nel 2025 il numero salirà a quasi il 40% della popolazione: per quella data il numero degli anziani supererà abbondantemente il numero dei bambini ed adolescenti.
Questo dato ha implicazioni e conseguenze di una criticità senza precedenti, almeno per il nostro paese: fa sorridere (per non dire piangere) osservare come questo argomento non sia quasi mai affrontato a livello politico o mediatico.
Pur riconoscendo lo stato di disagio ed indigenza in cui vivono molti migliaia di anziani, mi limiterò soprattutto per ragioni espositive ad analizzare il fenomeno solo dal punto di vista economico.
Il welfare state, il sistema sociale che si propone di fornire ai cittadini un’insieme di servizi considerati essenziali per un tenore di vita accettabile è un’amante molto esigente, nella fattispecie esige denaro, molto denaro.
Possiamo individuare nell’assistenza sanitaria e nella previdenza sociale, le voci di spesa principali del welfare state.
Le attività di previdenza sociale sono interventi volti al sostegno del reddito come le pensioni o gli assegni di disoccupazione.
Le attività di assistenza sanitaria coordinano e garantiscono il diritto alla salute ed alla cura dei cittadini, in tutte le loro forme.
Queste attività, come abbiamo menzionato prima, hanno un costo, un costo piuttosto elevato e questo costo grava sui conti pubblici.
Nel 2007 il sei per cento del PIL è stato assorbito per la spesa del welfare, nel 2025 questa percentuale salirà al quindici per cento.
Questo scenario è inquietante: la crescita progressiva della spesa per assistenza sanitaria e previdenziale porterà il paese in un baratro finanziario senza precedenti. Questa non è una previsione, ma una certezza, a meno di qualche ondata di caldo eccezionale nei prossimi anni che causi la morte di migliaia di anziani (come tra l’altro già avvenuto in Francia nel 2003).
Le migliorie apportate a terapie, cure, farmaci e vaccini hanno aumentato sensibilmente la longevità e la speranza di vita, con aspettative radiose, ma al tempo stesso preoccupanti che per chi sta per entrare nel periodo della terza età.
Infatti se da una parte possiamo essere fiduciosi di vivere più a lungo, dall’altra dovremmo essere intimoriti nel sapere che questo sistema economico di mantenimento del benessere non potrà essere sostenuto molto a lungo.
Una persona anziana costa allo stato molto denaro: pensione di vecchiaia, farmaci, visite specialistiche, esami, prelievi e degenze ospedaliere. Dal punto di vista socioeconomico, la terza età si è recentemente trasformata anche in un peso sociale non indifferente, incapace ormai di contribuire a sostenere lo stesso mercato interno dei consumi.
L’ingresso in Europa, infatti, ha causato una incapacità di sostentamento decoroso su larga scala, impedendo di poter spendere e consumare come prima, a milioni di anziani italiani. Non è assolutamente causale la proliferazione di finanziarie di prestiti al consumo rivolte proprio a persone della terza età.
Lo scenario per i prossimi anni è veramente critico, direi quasi senza precedenti. Senza precedenti è infatti stata la riforma previdenziale di alcuni anni fa che ha trasformato il sistema da retributivo in contributivo.
Con il sistema retributivo (quello ormai vecchio) la pensione era rapportata alla media delle retribuzioni degli ultimi anni lavorativi, mentre con quello contributivo (quello vigente) la pensione viene calcolata sui contributi effettivamente versati durante tutta la vita lavorativa.
Spesso per descrivere le conseguenze del passaggio al sistema contributivo, sentiamo dire scherzosamente che i contributi versati dai giovani d’oggi pagano le pensioni agli attuali anziani.
Non ci vedo nulla da ridere purtroppo, specialmente pensando alle attuali generazioni di giovani adolescenti: cellulare saldato alla mano, scooter taroccato, spinello ribelle, piercing da coatto, tatuaggio da carcerato, ideali di vita presi da MTV e frasario quotidiano alla Homer Simpson. Se pensate che queste generazioni di balordi, inetti ed obesi vi paghino in futuro le pensioni, beh, allora mi sa che i vostri idoli personali siano proprio Costantino e Platinette.


Segnalazioni librarie:


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Duri e Puri
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Eugenio Benetazzo,
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