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Nella palude di Italiopoli
di Sonia Toni

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«Francamente è anche difficile se non impossibile […] capire come vengo percepito dal potere: qualche tempo fa mi è capitato – nello stesso giorno – di essere inserito dal “Corriere della Sera” tra gli intellettuali di destra e dal “Giornale” tra gli intellettuali di sinistra. Mi ricordo Beppe Grillo, che mi disse: “Sbrigati a fare quello che fai alla radio nei locali”. “E perché? Faccio già il giornalista”. “Perché non te lo faranno più fare”. Aveva ragione Grillo.
Oliviero Beha


Giornalista della carta stampata, (“La Repubblica”, “l'Unità”), radio, tv. Scrittore e saggista molto attento ai risvolti storici, politici e sociali degli avvenimenti trattati. Nella descrizione dei fatti accaduti porta il lettore a farsi strada in un labirinto in cui, senza il filo di Arianna della sua abilità storica, si perderebbe inevitabilmente. Con il suo ultimo lavoro, Italiopoli edito da Chiarelettere ci fa immergere, almeno fino alla cintola, in una palude creata da una politica ignorante, truffaldina e decisamente poco attenta agli umori di scontento che, per fortuna, sempre più forti, hanno fatto nascere le cosiddette "nuove resistenze": una sorta di risveglio che sta cominciando a toccare le persone sempre più da vicino. Che “la bella addormentata nel bosco” (l'Italia) abbia finalmente trovato uno straccio di principe in grado di svegliarla?

Il Consapevole è una rivista che si occupa di molti temi, tutti importanti, e cerca di informare sulle azioni e sugli atteggiamenti che ognuno di noi dovrebbe assumere per dare il proprio contributo al cambiamento e al miglioramento delle situazioni: la consapevolezza dell'importanza di agire in prima persona.
Il tuo ultimo libro, Italiopoli, fornisce una serie di input molto importanti per quanto riguarda l'impegno personale ed io vorrei cominciare questa nostra chiacchierata partendo dall'attuale crisi dell'informazione, della meritocrazia, quella che tu, molto lucidamente definisci "cultura del nulla".

Il tentativo è quello di mescolare tutto, in modo che vada bene tutto, che vada bene Giorgio Bocca e vada bene Fiorello anzi, che Fiorello sostituisca Giorgio Bocca e, per il momento, questa operazione sta riuscendo: quando l'informazione non ha una sua identità, una sua fisionomia, una sua autonomia, è più facile fare delle porcate.

Quindi tu pensi che questa crisi sia data dal fatto che…
Tu vuoi sapere se è tutto voluto? In parte è voluto, in parte c'è una situazione mondiale di questo tipo, per cui è sempre più difficile informare. L'informazione è sempre più importante e per questo è sempre più dipendente dal denaro e dall'economia. La politica, lo si vede in Italia e lo si vede in giro per il mondo, conta sempre meno in quanto l'autonomia della politica dall'economia non esiste più e quindi, in questo processo, la stampa potrebbe svolgere un ruolo fastidioso sia per l'economia che per la politica e siccome, almeno in Italia, la stampa non si autosostiene, cosa ne è dell'autonomia?
L'altro aspetto, che riguarda il piano semiologico, cioè della comunicazione dei segni, ci indica che questo è un pianeta che va verso una overdose di "pubblico". Ognuno di noi, più o meno consapevolmente, si ritrova ad essere un prodotto di se stesso; sembra impossibile uscire dalla logica per cui se non sei conosciuto non sei nessuno. C'è un problema etico di fondo che è questa crisi dei valori ormai sotto gli occhi di tutti, ma esiste anche un problema tecnologico poiché la tecnologia alimenta fortemente questo modello di vita. Si può essere famosi come Madre Teresa di Calcutta e come Fabrizio Corona: oggi quello che conta è essere noti, non il motivo per cui lo sei e questo, naturalmente è spaventoso perché azzera le differenze: il bene e il male non esistono più, esiste soltanto il prodotto pubblico che si vende. Questa è una società in cui il servizio è finto e il prodotto si mangia tutto.

Tu sei uno storico…
Dopo la laurea in Lettere in Italia, mi sono laureato in Spagna in Storia Medievale e, siccome si stava liberando il posto di corrispondente da Madrid, ho chiesto alla Rai di poterlo fare io, visto che ho tutte le carte in regola per poter svolgere questo lavoro. E, sai chi ci va al posto mio? Meocci! E col voto di destra e sinistra.
Io sono disposto a sostenere confronti pubblici quando, dove e come vogliono. Se desiderano un confronto con Berlusconi a reti unificate, io lo faccio; con Prodi e D'Alema lo stesso. Se c'è Vespa, benissimo. Il fatto è che a me mettono la sordina. Sono persino disposti ad avere tra i piedi uno che rompe le scatole come Marco Travaglio, ma io no, come mai?

Tu pensi che la dimensione pubblica sia inevitabilmente legata a compromessi?
Diciamo che c'è una relatività delle cose che impone certe scelte. Io, per essere me stesso tutte le volte, essere così con te come lo sarei in televisione, sono stato tagliato fuori da tutto. Questo è un prezzo da pagare e bisogna vedere se uno è disposto a pagarlo. Io non sono sceso a compromessi e infatti non sono più un personaggio pubblico.

Non è vero, tu hai la tua notorietà. Tornando al concetto “storico”: non ti sembra che questo momento sia la fotocopia di altri periodi, in cui la decadenza è arrivata ad un punto tale di non ritorno dal quale si può soltanto ripartire da zero?
Nel mio libro infatti parlo di “basso impero”. È altrettanto vero che il fenomeno è ciclico ma cos'è ciò che rende la situazione di oggi più pericolosa rispetto a quelle del passato? Oggi ci stiamo mangiando il Pianeta. Attualmente la velocità, in tutto quello che succede, fa sì che il punto di non ritorno o è stato superato oppure ci siamo quasi.
Quindi, sotto certi punti di vista la situazione attuale è analogica rispetto ai corsi e ricorsi storici del passato, mentre non ha più analogie se prendiamo in esame questo problema.
In un altro mio libro, Diario di uno spaventapasseri parlo del derby sul clima iniziato con Blair alla fine degli anni '90 e poi delle varie mascalzonate dopo la presa di posizione americana dell'epoca; ed io facevo un discorso che ritengo fosse valido allora come oggi. Non si può parlare del destino del Pianeta come fosse un derby paritario: c'è qualcuno che dice che il Pianeta è finito, che ce lo stiamo mangiando e qualcun altro invece dice: “Ma no, siete dei pessimisti, ma cosa dite”. Questo non è uno scontro paritario, perché se hanno ragione i primi siamo tutti rovinati e quindi questo derby non si può fare, non si può giocare sulla pelle delle persone, della specie, dell'habitat.

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Segnalazioni librarie:


Oliviero Beha,
Italiopoli
Oliviero Beha, giornalista noto per le sue trasmissioni dalla parte del cittadino e da sempre inviso al potere per le sue inchieste scomode, propone un pamphlet accattivante, di denuncia dei mali atavici della società italiana degli ultimi cinquant’anni. Il libro, dal titolo eloquente Italiopoli che...
 

Oliviero Beha,
Crescete e Prostituitevi
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