









Che dipenda dagli uragani, da tempeste, alluvioni o siccità, oppure che sia la conseguenza di guerre per il controllo dei depositi d'acqua, o ancora che si tratti più in genere di cambiamento climatico, nel 2050 la Terra potrebbe dover affrontare il trauma rappresentato da 200 milioni di "rifugiati climatici".A riferirlo, in un recente rapporto, l'Organizzazione per le migrazioni (Iom, International organization for migration), un'agenzia internazionale secondo la quale ad oggi le migrazioni ambientali sarebbero pari a circa 50 milioni. Già nel 1990 - rivela il rapporto dell'Iom - si contavano 25 milioni dei cosiddetti "profughi ambientali", in sofferenza per la pressione ambientale sulle loro terre, provocata da inquinamento, desertificazione, siccità e disastri naturali. Anche l'Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), il gruppo di scienziati che studiano i cambiamenti climatici su mandato Onu, ha osservato che proprio la migrazione umana potrebbe essere uno degli effetti maggiori dell'impatto dei cambiamenti climatici, ritenuti "uno dei fattori più importanti nel processo decisionale che porta allo spostamento della popolazione". Secondo il rapporto dell'Agenzia per le migrazioni, ad oggi sarebbero 192 milioni le persone, pari a circa il 3% della popolazione mondiale, che vivono fuori dal loro luogo di nascita. Quattro sono i punti fondamentali per liberare questi "prigionieri" del clima: riconoscimento da parte della comunità internazionale del problema, politiche contro la vulnerabilità, mantenimento alto del livello della ricerca e aiuto ai Paesi in via di sviluppo. Testo tratto da www.repubblica.it |
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